From sickness to fitness

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“From sickness to fitness, from depriving myself to feeding myself,  from 800 kcal to 2000 kcal, from cardio to lifting weights”

Tra queste due foto non ci sono soltanto 10 kg di differenza, ma il cambiamento più importante è stato quello interiore, quello avvenuto nella mia mente e nella mia anima. La strada è ancora lunga, la battaglia ancora in atto, ma la maggiore consapevolezza di me, di ciò che ho passato, di ciò che ho superato, mi darà la forza per scrivere e determinare il finale.

I disturbi del comportamento alimentare hanno varie forme, sono subdoli, a volte si celano dietro la perfezione, dietro sorrisi plastici, o ancora dietro depressione ed occhi spenti. Nel mio caso non era altro che l’ossessiva ricerca della perfezione, il bisogno di dimostrare il mio valore non solo a mio padre, ma a tutta la mia famiglia in generale, famiglia che, sin da piccola, paragonandomi costantemente a mia sorella, alla sua perfezione, precisione ed amore per i libri, ha suscitato e causato in me un senso di INADEGUATEZZA. Mia sorella era il mio esatto contrario, calma e pacata, mentre io, di indole irrequieta, sentivo il bisogno di scoprire, provare e fare esperienze prima del tempo, e quindi di vivere e sentire ogni emozione con ogni parte del mio corpo. 

Ho scelto di fare il liceo classico per dimostrare a tutti che anch’io sarei stata in grado di affrontare la scuola più impegnativa, che anche io ero al livello di mia sorella, la quale prendeva splendidi voti. Volevo dimostrare il mio valore, avevo bisogno di conferme. Ho scelto poi un’università impegnativa quale la Bocconi, perché, convinta di quello che volevo, dovevo continuare a sbalordire e a riempire di gioia e soddisfazione i miei genitori. Volevo dimostrare di essere capace, mi ero autoconvinta che la mia strada fosse quella, che fosse ciò che desideravo con tutta me stessa, ma in realtà era il disperato bisogno di veder riconosciuto il mio valore, valore che io non ero in grado di comprendere, il bisogno di approvazione parlava al posto mio, aveva preso possesso della mia mente, annullando ogni sensazione ed emozione. Ogni scelta era una sfida, una chance per dimostrare a me e agli altri che ce l’avrei potuta fare.

Per anni, alla domanda “come stai”, ho risposto bene con un sorriso plastico sul volto, ma un giorno ho detto basta, ho deciso di smettere di vivere per gli altri, ho deciso di parlare a mia madre e dirle che non stavo bene, che soffrivo, non curandomi delle preoccupazioni che le avrei arrecato. Stufa di farmi del male con le mie stesse mani, di riempire il mio corpo con kg e kg di cibo spazzatura, per autopunirmi e liberarmi da non so quale colpa, da non so quale macchia. Ho deciso di chiedere aiuto, cosciente che da sola non sarei stata in grado di affrontare il problema, troppe volte ero caduta e ricaduta. Ho vuotato il sacco, mi sono liberata di un peso, ho fatto il primo passo verso la libertà, ho reso coscienti i miei genitori del disturbo che mi accompagnava silente da anni. La mia vita, che è sempre stata una corsa contro il tempo, tra esami, figlio e laurea, a partire dal giorno della mia proclamazione, l’indimenticabile 6 aprile 2016, ha preso una piega diversa. Ho deciso di smettere di vivere per gli altri, ho deciso di uscire da quella prigione dorata, prigione che avevo costruito con le mie stesse mani, ho deciso di gettare le basi per un futuro più roseo, di fare ciò che soltanto io voglio e desidero, di RIFLETTERE ed ASCOLTARMI. E’ stato difficile superare il timore del giudizio altrui, ma ogni giorno, ogni volta che faccio un progresso, un passo in avanti verso questa libertà, sento un macigno in meno sul mio cuore, sul mio stomaco, e sento che quel sorriso che mi contraddistingueva da piccola torna ad accennarsi sul mio viso.

Io sono ciò che scelgo di essere, per troppo tempo ho vissuto per compiacere gli altri, ho rinunciato ad ascoltarmi, a provare emozioni ed alle stesse relazioni umane, perché ero spenta dentro, perché la mia vita era basata solo ed esclusivamente su cose da fare ed obiettivi da realizzare. Ora io scelgo di essere felice, abbandono ciò che è certo per abbracciare l’incerto e l’ignoto. Perché noi tutti ci meritiamo di essere felici. Il futuro è nelle nostre mani, la felicità alla nostra portata, tutto dipende soltanto da noi e dalle nostre scelte, da come ci poniamo nei confronti della vita, degli eventi e delle persone.

“Faber est suae quisque fortunae”

Vi domanderete da cosa è scaturita questa riflessione? Dalla lezione del master di ieri, quando il professore ha letto questa storia, storia che mi ha colpito al punto tale da strapparmi una lacrima, lacrima che purtroppo ho dovuto fermare, sopprimere, non essendo l’aula di un’università, il tempo e il luogo adatto a piangere, ma che sono convinta farà riflettere tutti voi.

Un professore, prima di iniziare la sua lezione di filosofia, pose alcuni oggetti davanti a sé, sulla cattedra e prese un grosso barattolo di maionese vuoto e lo riempì con delle palline da golf.

Domandò ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di si. Allora il professore rovesciò dentro il barattolo una scatola di sassolini, scuotendolo leggermente. I sassolini occuparono gli spazi tra le palline da golf. Domandò quindi, di nuovo, ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di si.

Il professore rovesciò dentro il barattolo una scatola di sabbia. Naturalmente la sabbia occupò tutti gli spazi liberi. Egli domandò ancora una volta agli studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero con un sì unanime. Il professore tirò fuori da sotto la cattedra due bicchieri di vino rosso e li rovesciò interamente dentro il barattolo, riempiendo tutto lo spazio tra i granelli di sabbia. Gli studenti risero!

“Ora”, disse il professore quando la risata finì, “vorrei che voi consideraste questo barattolo la vostra vita. Le palline da golf sono le cose importanti: la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le cose che preferite; cose che se rimanessero dopo che tutto il resto fosse perduto riempirebbero comunque la vostra esistenza”.  

I sassolini sono le altre cose che contano, come il vostro lavoro, la vostra casa, l’automobile. La sabbia è tutto il resto, le piccole cose”.

“Se metteste nel barattolo per prima la sabbia, non resterebbe spazio per i sassolini e le palline da golf. Lo stesso accade per la vita. Se usate tutto il vostro tempo e la vostra energia per le piccole cose, non vi potrete mai dedicare alle cose che per voi sono veramente importanti. Curatevi delle cose che sono fondamentali per la vostra felicità. Giocate con i vostri figli, tenete sotto controllo la vostra salute, portate il vostro partner a cena fuori, giocate altre 18 buche! Fate un altro giro sugli sci! C’è sempre tempo per sistemare la casa e per buttare l’immondizia. Dedicatevi prima di tutto alle palline da golf, le cose che contano sul serio. Definite le vostre priorità, tutto il resto è solo sabbia”.

Una studentessa chiese che cosa rappresentasse il vino, il professore sorrise e risposte: “Sono contenuto che tu l’abbia chiesto. Serve solo a dimostrare che per quanto possa sembrare piena la tua vita c’è sempre spazio per un paio di bicchieri di vino con un amico”.

9 Responses
  • Giorgia
    gennaio 17, 2017

    Che bella riflessione Francesca, mi hai fatto commuovere…
    Ce la metterò tutta per crescere quest’anno, voglio imparare a vivere anche per me stessa. Sono sempre condizionata dalla paura di deludere gli altri, di non essere perfetta e all’altezza delle loro aspettative. Ogni piccolo errore (o differenza rispetto a quello che mi ero prefissata) pesa quanto un macigno per me, perché non riesco ad avere tutto sotto controllo come vorrei. Mi prefiggo obiettivi di perfezione irraggiungibili che non fanno altro che rimarcare la mia debolezza, non sarò mai perfetta come vorrei e devo imparare ad accettarlo (so bene che la perfezione è ben lontana dall’essere umano). Mi sento in dovere di meritarmi ogni piccola cosa, se non me la merito allora non posso, non va bene.
    Grazie per queste belle parole, sei sempre di grande ispirazione per me.
    Un bacione <3

    • FBfitnessfreak
      gennaio 21, 2017

      Ciao Giorgia è un work in progress continuo proprio per tutte me compresa. In astratto so quello che è giusto o sbagliato ma non sempre riesco ad accettarlo. Un bacione e buona fortuna anche a te ❤

    • FBfitnessfreak
      gennaio 23, 2017

      Ciao Giorgia grazie mille. Si è difficile è dura ma si lotta, si cade e ci si rialza. Si imparano lati nuovi di noi e sinceramente a di cambiare in positivo. ❤

  • Giacomo
    gennaio 26, 2017

    Cara Francesca, il tuo lavoro, sia per i risultati ottenuti che per condividere contenuti molto utili, c’è solo da ammirarlo e da levarsi il cappello : non è da tutti proporre un’ alimentazione compatibile oltre che per la forma fisica anche con il gusto! A dire “mangia riso scondito, pesce lesso, petto di pollo alla piastra e verdure grigliate” sono capaci tutti, il problema è che se ti privi completamente dei sapori, alla lunga ti stufi e finisci per mollare tutto.

    L’ unica piccola sottolineatura che ti rivolgo è che la tua condizione pregressa, pur con un po’ di eccesso di magrezza, denota comunque un retroterra atletico di tutto rispetto : non è così difficile progredire partendo da lì, basta allenarsi con i pesi, mangiare un po’ di più, e il gioco è fatto, 5-10 chili più o meno “puliti” li prendi.

    Ben diverso, ahimè, è il problema di chi parte dalla situazione diametralmente opposta, ovvero un quadro di grave sovrappeso : non è impossibile, ma è enormemente più difficile. Quante ragazze conosci che hanno perso 20-30 chili e sono arrivate a un fisico come il tuo, senza problemi di pelle in eccesso che resta appesa??

    La vera “malattia”, quindi, non è essere 10 chili sottopeso, ma 20,30 o più chili sovrappeso. Sai quante “si contenterebbero” di diventare come eri te prima!

    Questa osservazione ovviamente nulla toglie all’ ammirazione per il tuo lavoro.

    • FBfitnessfreak
      gennaio 26, 2017

      Ciao Giacomo ti ringrazio per i complimenti ma ci tengo a sottolineare che non è dall’aspetto esteriore che si deduce la difficoltà di un percorso o la malattia, ma la testa le lotte interiori la violenza ed il male che con le tue stesse mani ti fai, non mangiavo quanto il mio corpo richiedeva e poi mi abbuffavo fino ad ingurgitare 10000 calorie di cibo. Questa è la lotta. Quella che fanno coloro che combattono quotidianamente contro se stessi, qualunque sia l’aspetto esteriore: sovrappeso, sottopeso o normopeso. I disturbi alimentari sono disturbi mentali non sempre emergono dall’esterno. Questo è il motivo per cui è più difficile curare la bulimia nervosa rispetto all’anoressia che se presa in tempo allarma i genitori e chi sta intorno molto prima e avverte e comunica il malessere all’esterno.

  • Sara
    giugno 2, 2017

    Da giornalista e persona che scrive e legge spesso ti dico WOW complimenti per questo pezzo, semplice ma profondo per la sua verità! E poi mi piace come lo hai scritto.. Sicuramente arrivare a buttare giù queste righe che raccontano della tua esperienza non è stato facile ma questo dimostra il cammino che hai percorso!!!
    E complimenti anche al professore😜

    • FBfitnessfreak
      giugno 2, 2017

      Grazie mille, apprezzo ancora di più un complimento da parte di una giornalista. Un abbraccio 💕

  • Alessandra
    luglio 11, 2017

    Ciao condivido pienamente la tua idea,anch’io più o meno sto vivendo una situazione del genere con i miei familiari e sto introducendo tanto stress non.riesco proprio a tranquillizzare,e vivere più tranquilla sono problemi che possono passare in secondo piano ma invece io non riesco c.è proprio una diversità tra sorelle,nipoti che io ne soffro tanto spero di uscirne primo o poi!!sei stata molto di aiuto con questo blog!!sei fantastica!!un bacio

    • FBfitnessfreak
      luglio 11, 2017

      Tieni duro e ne uscirai! Credi sempre in te stessa! Un bacione

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