L’ossessione per il cibo e il peso

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Buongiorno a tutti, ieri ho pubblicato un post su instagram il quale ha suscitato tantissimi commenti, reazioni e messaggi privati, ma soprattutto è stato d’aiuto per molte di voi, motivo per cui ho deciso di espormi ancora di più e raccontarvi altro di me. 

Caratterialmente sono una persona molto impulsiva, concreta e pragmatica, ma soprattutto sono sempre stata abituata a riempire le mie giornate con una miriade di impegni, al fine di evitare con tutta me stessa momenti di spiritualità o nei quali abbia l’occasione di riflettere e guardare dentro di me e comprendere alcune emozioni e sentimenti. In altre parole tendo ad evitare quanto più possibile il contatto con il mio Io, con la mia emotività, inconsciamente sopprimo i miei sentimenti, cerco di non dargli ascolto ed in un modo o nell’altro li metto a tacere. Tuttavia, benché sia consapevole essere un comportamento sbagliatissimo, il quale può portare solo ed esclusivamente ad eccessi, squilibri e problematiche, non sono ancora riuscita ad affrontare e gestire queste situazioni nel migliore dei modi. 

Se avete letto il mio primo articolo (nella categoria “Su di me”) ho spiegato brevemente come è nata la mia passione per il fitness e per il bodybuilding, e mi sono anche esposta in merito ad alcuni miei problemi, primo fra tutti il rapporto conflittuale con il cibo che, a partire dall’età di 17 anni, ha cominciato a peggiorare. Ricevendo quotidianamente domande su instagram, ho deciso di espormi ancora di più raccontandovi e rendendovi partecipi della mia storia. 

L’adolescenza è un’età complicatissima, ci si sente padroni del mondo e si pensa di poter controllare ogni cosa, non si dà ascolto a nessuno, non solo ai propri genitori, ma nemmeno ai propri amici. Sono partita dall’ammirare follemente il fisico delle modelle, al cercare informazioni sulle diete per dimagrire, all’assumere lassativi, trovare qualsiasi escamotage per evitare pasti, contare le ore in cui non mangiavo, contare le poche calorie assunte, evitavo addirittura di bere, il tutto per vedere diminuire il numero sulla bilancia, la mia ossessione quotidiana. La mia vita dipendeva esclusivamente dai numeri: dal voto a scuola, ai kg di peso, ai cm di vita. Fortunatamente non facevo attività fisica, altrimenti non mi sarei limitata a pesare 45 kg, sarei scesa, fino ad ammalarmi. Mi ripetevo frasi del tipo: non mangiare, non bere, pesati, controlla il thigh gap, amavo le mie ossa in vista e le costole. Avevo un’idea distorta di me, mi vedevo grassa e continuavo a restringere. Ovviamente questa fase non è durata a lungo, perché il non mangiare è stato presto sostituito dalle abbuffate, seguite da metodi compensatori, per liberarmi del cibo, per liberarmi del senso di colpa, per anestetizzare la mente, per staccare dal mondo. 

Fortunatamente nel corso degli anni ho fatto tanti progressi, ho sostituito le estenuanti sessioni di cardio con allenamenti in sala pesi, non più per meritarmi il cibo o per punirmi ma per puro divertimento, per sentirmi viva e forte. La strada per la guarigione e la totale libertà da ogni condizionamento esterno, da ogni pensiero e giudizio altrui, è lunga ma con una buona dose di forza di volontà penso di potercela fare. Se ripenso a qualche anno fa rabbrividisco ho fatto passi da gigante e se voi provate le stesse cose o vi siete trovate/i nella stessa situazione non c’è motivo per non chiedere aiuto, ce la potete fare, ma dovete uscire dalla vostro confort zone, dalla vostra casa, dove vi sentite sicure e protette. Solo così potrete riacquistare la vostra libertà e VIVERE NON SOPRAVVIVERE. 

✨ 2013 Vs 2016 ✨Quando mentre fai cardio scorri le tue foto e ne ritrovi una che ti fa letteralmente rabbrividire, perché ti ricorda come eri, come la pensavi e come agivi. La cosa che più mi fa male e che più deve preoccupare è che la gente mi faceva i complimenti per quanto stessi bene, per carità non sono mai arrivata ad un peso da ricovero ma ciò grazie alle abbuffate compensatorie. Io stavo male, non ero sana, sentivo l’obbligo di correre km e km al giorno, per bruciare calorie, per meritarmi il cibo, per sentirmi forte e provare un sentimento di valore. Contavo ogni caloria, ogni chicco d’uva, ogni etto in meno sulla bilancia, la mia vita era ridotta ad uno stupido numero ed io stessa mi sentivo un inutile numero.

La società ci impone un modello di fisico malato, magro, eccessivo e le ragazzine seguono questo stereotipo non sapendo a cosa vanno incontro (amenorrea, ortoressia, anoressia, bulimia, binge): i DCA i quali si insinuano subdoli nella mente e nella personalità di ragazze e ragazzi, forti o insicuri che siano. 

La ricerca della perfezione, sia essa in ambito scolastico, professionale o estetico, non può che portare alla delusione e al fallimento. Guarire dai DCA è difficile anche perché spesso la gente nemmeno se ne accorge, anzi ti osanna quasi per la tua condizione fisica estremamente magra e rafforza il sintomo e la malattia, malattia che può diventare addirittura cronica. 

Quando penso di non aver fatto progressi o mi abbatto perché a volte cado e fallisco anche io, devo ricordarmi di guardare le mie foto vecchie e ricordarmi come ero, focalizzarmi sugli enormi progressi fatti. Mentalmente e fisicamente. 
Il mio monito è dunque quello di chiedere aiuto, gridare al mondo ciò che provate. Non nascondetevi dietro il problema, non vergognatevene. I DCA sono da prendere seriamente perché sono gravi quanto altre malattie dai DCA si può guarire ma il primo passo è la consapevolezza del problema e la richiesta di aiuto. 

Ho pensato di riportarvi quanto scritto nella didascalia della foto su instagram nlnell’album caso non l’aveste vista. 

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