Peso, pesante, pesare

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Con una vena di amarezza e non poca tristezza condivido queste parole perché penso che tutti coloro che abbiano avuto problemi di DCA possano trovare sollievo e per una volta sentirsi compresi, qui di seguito le parole di una filosofa e politica italiana, Michela Marzano, la quale esprime la condizione di disagio, di fragilità che molti di noi, di voi, hanno provato:

“Peso”, “pesante”, “pesare”. Per anni ho fatto di tutto per diventare leggera come una farfalla. E ci sono quasi riuscita. In termini di chili,s’intende. Perché per il resto,la vita e stata spesso “troppo pesante”. È stato pesante dover essere la più brava. È stato pesante dover adattarmi alle aspettative altrui. Mi sono costruita un «falso sé» per adattarmi all’ambiente che mi circondava e sentirmi accettata. Mi sono sottomessa per sopravvivere.
Mi sono organizzata per tenere a bada il mondo. E strada facendo mi sono dimenticata che, in ognuno di noi, esiste una parte inviolabile e sacra. Inaccessibile. Che nessuno può conoscere. Anche quando ci si appoggia su una frattura, un magma in ebollizione, un difetto fondamentale.
«Se sta bene agli altri, allora sta bene anche a me!» Tutto pur di non «pesare» sugli altri. Tutto pur di non essere un «peso».
Non si trattava di accettare il mondo esterno, perché quello lo avevo sempre accettato. Fin troppo. La vera difficoltà era accettare me stessa. Anche se non ero la più brava, anche se papà non era d’accordo con me…anche se sbagliavo, perdevo, cadevo, piangevo.
Basta allora con tutti questi luoghi comuni che dicono che «le anoressiche» rifiutano il mondo! Non esistono le anoressiche e le bulimiche. Siamo solo tante persone che utilizzano il cibo per dire qualcosa. Perché non sappiamo più bene come e quando «aprirci» o «chiuderci» al mondo. Cerchiano solo di proteggerci…perché perdiamo il controllo…perché gli altri ci invadono…perché vorremmo essere felici…perché.. L’anoressia non è come un raffreddore. Non passa così, da sola. Ma non è nemmeno una battaglia che si vince.
L’anoressia è un sintomo Che porta allo scoperto quello che fa male dentro. La paura, il vuoto, l’abbandono,la violenza, la collera.
È un modo per proteggersi da tutto ciò che sfugge al controllo. Ma il nostro passato non ci abbandona mai. Talvolta riappare in modo brusco. Quando ci rendiamo conto che le persone che amiamo sono in fondo diverse da quello che pensavamo, che noi stessi non siamo esattamente quello che pensavamo di essere. Sentiamo che qualcosa ci agita. Siamo tristi o arrabbiati. Forse non sappiamo nemmeno di che cosa si tratti esattamente. Ma capiamo bene che non possiamo far finta di nulla. Perché quel qualcosa è lì. Dentro di noi, Come una nostalgia che viene da lontano. Come il suono di una voce. Come una ninnananna. Una musica interna che ci culla…di cui abbiamo dimenticato le parole…

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