Ragione e sentimento. Essere e apparire. Una lotta continua.

Ragione e sentimento. Essere e apparire. Una lotta continua.

Di cosa parlo? Di tutto.

Non sto mai zitta. Nemmeno quando mi lavo i denti.

Talvolta frivola. Più spesso profonda ed introspettiva.

Penso troppo e parlo troppo.

Sembro altezzosa e sicura di me, ma in realtà sono semplice, sensibile e dolce. Ma solo quando voglio.

Non mi fido degli altri. Figuriamoci di me stessa.

Sono come San Tommaso, se non vedo non credo.

Lunatica all’inverosimile.

Ho tanti difetti e pochi pregi.

Ambiziosa e determinata.

Niente mi cade dal cielo.

Mi applico e mi sacrifico. Ma solo per una buona causa.

Non soffro la privazione. Vedo solo il traguardo.

Obiettivi e successi sono il mio pane quotidiano.

Realista. Forse anche troppo.

Cinica. Eccessivamente.

Masochista. Sorvoliamo.

Passioni. Sfide quotidiane. Standard sempre più alti.

Ho bisogno di emozioni forti.

Odio le mezze misure.

Odio le sfumature.

Odio chi non prende posizioni.

Odio chi non si applica.

E invidio chi si accontenta.

Fottutamente perfezionista ed oltre modo esigente.

Rispettosa delle regole e anarchica.

Diretta e schietta. Anche quando non dovrei.

Razionale ma impulsiva.

Pragmatica ma sentimentale.

Ordinata ma distratta.

Un tempo puntuale. Ora puntualmente in ritardo. Devo recuperare il tempo perduto ad aspettare gli altri.

Femminile ed elegante ma mai con le mani curate.

Mi altero facilmente. Soprattutto se mi si guardano i piedi.

Estroversa e socievole. Ma ho bisogno dei miei spazi.

Non lascio niente al caso. Programmo e pianifico. In ogni minimo dettaglio. Tanto che non c’è spazio per l’imprevisto. E quando si verifica, beh in quel caso son cazzi.

La normalità mi annoia. 

Novembre e gennaio mi annoiano.

E quando mi annoio faccio cazzate.

Di solito me la prendo con i capelli. Ora lilla, ora azzurri. 

Ma ora è maggio e sono bionda.

Sono in fissa con i tatuaggi.

Dopo aver trasformato la mia spalla in un unicorno – tutta colpa di Edoardo – ho deciso di tatuarmi tutto il braccio. 

E sapete cosa amo dei tatuaggi? Che posso farli quando voglio.

Quando non ho alcuna voglia di correre, quando ho bisogno di sfogarmi ma non ho nessuna intenzione di sudare, perché non sempre bisogna aver voglia di fare ciò che siamo certi ci farà star bene.

Perché bisogna rischiare, sperimentare. Perché se un giorno proprio quella cosa venisse a mancare? Mi ritroverei impreparata e persa.

Ed in quei pomeriggi fatti di lacrime e malinconia, trascorsi scrivendo nient’altro che pensieri e parole, abbandonata dalla mia solita energia, non desidero altro che dar voce ed imprimere in modo indelebile, lasciando un segno sulla pelle, ciò che mi distrae e domina la mia mente, ciò che turba ed interrompe la quiete del mio cuore.

Perché?

Perché provo emozioni. Ed è una vera rarità. Un lusso che raramente mi concedo.

E quando accade, quelle poche volte, voglio ricordarmelo.

Per questo ogni mio tatuaggio, apparentemente frivolo e banale, è in realtà un libro carico di emozioni.

Emozioni ingarbugliate e contraddittorie ma soprattutto emozioni forti.

Una lotta continua. Tra l’essere e l’apparire. Tra la ragione ed il sentimento.

Nient’altro che contraddittoria coerenza.

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